Home > Blog > Supporto perinatale nei primi mille giorni: perché nessuna mamma deve sentirsi sola

Il supporto perinatale nei primi mille giorni è una risposta concreta ai bisogni delle famiglie. Eppure ci sono momenti che ci costringono a fermarci. A farci domande che non possiamo più rimandare.

Nella nostra città, una storia recente ci ha scosso profondamente. E ha lasciato una domanda che resta aperta, urgente: quanti spazi esistono davvero in cui una madre può dire “non ce la faccio” senza sentirsi giudicata?

E anche quando questi spazi esistono, sono davvero accessibili a tutte? Pochi, troppo pochi. Per questo abbiamo scelto di fare un passo concreto: rendere il supporto perinatale nei primi mille giorni possibile anche per chi non può permetterselo, per chi vive una situazione di difficoltà economica o che non può spostarsi per raggiungere i consultori e i servizi pubblici socio-sanitari, ospedalieri e territoriali.

Supporto perinatale nei primi mille giorni: non basta esserci

Nei primi mille giorni – dalla gravidanza ai primi anni di vita – non basta “esserci”. Ci sono momenti in cui una madre non riesce a dire come sta davvero, si sente sopraffatta, si sente sola. Il supporto perinatale nei primi mille giorni significa accompagnare davvero una famiglia. Significa costruire un percorso continuo che tenga insieme emozioni, relazioni, fatica quotidiana. Significa esserci prima, durante e dopo.

Come funziona il supporto perinatale nello Spazio Primì

Lo Spazio Primì è il primo e unico spazio perinatale a Catanzaro, ma è un servizio privato, a pagamento. Dal 2023, proviamo a fare una cosa semplice e complessa insieme: stare accanto alle neomamme, alle famiglie prima che il peso diventi troppo grande da portare da sole. L’accompagnamento avviene ogni giorno, attraverso: supporto emotivo e pratico; colloqui individuali e di gruppo; home visiting; educativa domiciliare; monitoraggi telefonici costanti. Non è un servizio occasionale. È una presenza continua.

La voce dell’educatrice perinatale

Come racconta Alessandra Mungo, educatrice perinatale:

Nello spazio Primì ogni persona ha un valore. Si dialoga prima, durante e dopo gli incontri, con home visiting, educativa domiciliare e monitoraggi telefonici continui. Lavoriamo in équipe e sappiamo che spesso la vergogna e il senso di inadeguatezza non si dicono, ma parlano attraverso segnali e comportamenti. Per questo costruiamo una presa in carico multidisciplinare, basata su osservazione, azione e verifica.
Accompagniamo tutta la famiglia: papà, nonne, fratelli. Ognuno può avere un ruolo attivo e significativo. Lavoriamo per smontare false credenze, rivedere modelli comunicativi e aspettative familiari.

Quando una donna o una famiglia dice di essere stanca, non banalizziamo mai. E quando la banalizzazione arriva dall’esterno, ci lavoriamo con costanza, pazienza e assertività. Abbiamo bisogno di spazi sociali dove la vergogna e la stanchezza possano essere riconosciute e accolte.
E dobbiamo iniziare dal linguaggio: finché chiedere aiuto sarà visto come debolezza, continueremo a fare danni.

Il problema non è solo come si viene accolti in uno spazio come Primì, ma nella quotidianità. E su questo siamo tutti coinvolti.

Supporto perinatale e disagio: quando la fatica non si dice

Chi lavora con le famiglie lo sa: dietro una nascita non c’è solo felicità. C’è un equilibrio fragile tra corpo, mente e relazioni. E spesso: il dolore non viene detto, la fatica non viene riconosciuta, la richiesta di aiuto non arriva.

Quando resta inespresso, tutto diventa più difficile.

Perché servono più spazi di supporto perinatale

Come sottolinea il presidentte Giancarlo Rafele:

Chi lavora ogni giorno con famiglie vulnerabili sa che dietro una nascita non c’è solo un lieto evento, ma un equilibrio complesso. La domanda è: cosa potevamo fare prima? E cosa possiamo fare adesso, come comunità?

Servono luoghi accoglienti, vicini e quotidiani, dove la fatica della genitorialità non venga né banalizzata né patologizzata. Il problema non è intervenire quando il disagio esplode, ma costruire spazi in cui una madre possa dire ‘non ce la faccio’ senza sentirsi una cattiva madre.
Chiedere aiuto deve essere un diritto, non un rischio.

Quando chiedere aiuto non basta

Dire “non ce la faccio” è importante. Ma non basta, se non esiste una risposta concreta. Perché non tutte le madri che chiedono aiuto possono permettersi di ricevere suppporto.

Supporto perinatale accessibile: perché nasce il Fondo Primì

Per questo abbiamo avviato il Fondo Primì. Per trasformare un bisogno reale in una possibilità concreta. Un fondo mutualistico che rende il supporto perinatale nei primi mille giorni accessibile anche a chi non può sostenerne il costo. Non è solo un progetto. È un modo per dire che: nessuna madre deve restare sola per motivi economici.

Una domanda che resta aperta

Quanti spazi esistono davvero, oggi, in cui una madre può dire: “non ce la faccio”? E cosa siamo disposti a fare, come comunità, perché siano di più? Una domanda che diventa responsabilità.

Gli spazi in cui una madre può dire “non ce la faccio” oggi sono ancora troppo pochi. È da qui che bisogna partire. Dal riconoscere che chiedere aiuto non è una debolezza, ma un diritto. E che costruire più luoghi di ascolto, accessibili e quotidiani, non è un’opzione. È una responsabilità collettiva.

Perché una comunità si misura anche da questo: dalla capacità di non lasciare sole le madri proprio quando chiedono aiuto.