Home > Blog > Manipolazione dei figli: quando diventa violenza psicologica

La storia delle sorelle Sara e Alysia ha riportato al centro una realtà che conosciamo bene: la manipolazione dei figli nei conflitti familiari.

Nel nostro lavoro in La Casa di Nilla, a contatto con bambini e ragazzi vittime di violenza e maltrattamento, vediamo ogni giorno cosa succede quando vengono messi in mezzo al conflitto tra genitori. Quando un bambino inizia a credere che per essere amato deve scegliere da che parte stare.

È qui che prende forma la manipolazione dei figli. E su questo non possiamo essere ambigui. La verità è chiara: i figli non possono diventare strumenti nelle guerre degli adulti.

Manipolazione dei figli e ascolto del minore: attenzione a non confondere

In questi giorni si parla molto di ascolto del minore. È giusto ascoltare un bambino. È un suo diritto. Ma ascoltare non significa lasciargli addosso il peso di decidere, scegliere tra mamma e papà.

Un bambino può dire “non voglio stare con papà” o “non voglio stare con mamma”. E quelle parole vanno accolte. Sempre. Ma non significa prenderle per buone. Perché dietro quelle parole può esserci altro: paura, bisogno di protezione, desiderio di compiacere, o semplicemente ciò che quel bambino sente ripetere ogni giorno.

È così che agisce la manipolazione dei figli: in modo silenzioso, quasi invisibile. Per questo il compito degli adulti – genitori, giudici, professionisti – non è scegliere al posto del bambino, ma capire davvero cosa sta vivendo. Perché proteggere un minore non significa ascoltare solo quello che dice. Ma comprendere ciò che non riesce ancora a spiegare.

Quello che abbiamo imparato nel tempo sulla manipolazione dei figli

Non è una riflessione solo di oggi. Come ricorda il presidente Giancarlo Rafele, già nel 2016 abbiamo iniziato a parlare di manipolazione dei figli e alienazione genitoriale, quando il tema era quasi assente dal dibattito pubblico.

Organizzammo un seminario nazionale sull’alienazione genitoriale. Ricevemmo contestazioni e, talvolta, attacchi molto duri. Ma non abbiamo cambiato idea. Abbiamo continuato a sostenere una convinzione maturata sul campo: i figli non possono diventare strumenti del conflitto tra adulti.

La Cassazione: la manipolazione dei figli è violenza psicologica

Oggi questo principio è riconosciuto anche dalla legge. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20033 del 15 giugno 2026, ha chiarito un punto fondamentale: la manipolazione dei figli può essere una forma di violenza psicologica, compromettere il benessere del minore e può portare anche alla perdita dell’affidamento. Non è solo una questione giuridica. È un cambio di prospettiva. Come sottolinea ancora il presidente Rafele:

Oggi la Corte di Cassazione (sentenza 20033 del 15 giugno 2026) ribadisce un principio che va esattamente in quella direzione. Quando un genitore condiziona sistematicamente il rapporto tra un figlio e l’altro genitore, il danno per il minore può essere profondo e richiede l’intervento dell’autorità giudiziaria. Non proviamo soddisfazione. Proviamo soltanto la serenità di chi vede confermato, dalla più alta magistratura del Paese, ciò che l’esperienza professionale ci aveva insegnato da tempo: i bambini vanno protetti anche dall’uso che i genitori possono fare di loro. Perché prima delle teorie, delle appartenenze e delle polemiche vengono i diritti dei bambini. E tra questi c’è anche il diritto a non essere trascinati nelle guerre degli adulti.

Manipolazione dei figli: perché non è protezione

Una delle narrazioni più pericolose è: “lo faccio per proteggerlo”. Ma la manipolazione dei figli non è protezione. Mettere un figlio contro l’altro genitore, parlarne male in modo continuo, condizionare i suoi pensieri, non significa difenderlo. Significa fargli del male, esporlo a un conflitto che non può gestire.

La manipolazione dei figli è un danno che spesso non si vede subito, che può lasciare segni profondi nel tempo, altera la fiducia, compromette le relazioni.

Quando un bambino rifiuta un genitore

Quando un bambino rifiuta un genitore senza un motivo evidente, è importante capire. Perché quel rifiuto non nasce da solo. Può essere il risultato di un processo lento, costruito nel tempo. Per questo non possiamo fermarci alle parole. È responsabilità degli adulti andare più a fondo e capire, proteggere il benessere del minore.

Manipolazione dei figli: una responsabilità che riguarda tutti

La storia delle sorelle Sara e Alysia non è isolata. È il segnale di qualcosa di più grande: stiamo iniziando a riconoscere che la manipolazione dei figli è una forma di violenza. Anche quando non si vede.

Come cooperativa sociale, impegnata nella tutela dei bambini e ragazzi in situazione di abuso sessuale e maltrattamento, nel contrasto alla violenza sessuale, viviamo questa responsabilità ogni giorno. Nel lavoro con le famiglie, nell’ascolto dei bambini e ragazzi, nell’accompagnamento delle situazioni più fragili.

Prima di tutto, i diritti dei bambini

Non proviamo soddisfazione. È una consapevolezza. Quello che abbiamo visto per anni oggi viene riconosciuto. I bambini vanno protetti. Anche dall’uso che gli adulti possono fare di loro.

Prima delle opinioni, delle polemiche e delle posizioni, c’è un principio chiaro: i diritti dei bambini. Tra questi, uno è fondamentale: i bambini non devono essere trascinati nei conflitti degli adulti. E su questo, non possiamo fare passi indietro.