Abbiamo parlato di cooperazione sociale in una scuola di Catanzaro. Non è stata una lezione. È stato il momento in cui i ragazzi hanno messo in discussione il modo di guardare l’impresa e il sociale.
Il 18 aprile 2026 abbiamo incontrato la classe IV B del Liceo delle Scienze Umane dell’Istituto d’Istruzione Superiore “E. Fermi” di Catanzaro, durante una lezione di diritto del professore Maurizio Scarantino, all’interno di un percorso dedicato all’impresa sociale.
Un incontro che è andato oltre la lezione
Siamo entrati in classe con un obiettivo semplice: raccontare il ruolo delle cooperative sociali e la loro importanza nel territorio e nella società. Quello che abbiamo vissuto non è stato solo un momento informativo, ma una vera esperienza di confronto tra scuola e mondo del lavoro.
Attraverso attività di gruppo, analisi di casi concreti e momenti di dialogo, i ragazzi hanno iniziato a rileggere il concetto di impresa in modo diverso: non solo come attività economica, ma come realtà capace di rispondere ai bisogni del territorio.
Raccontare la cooperazione sociale per quello che è davvero
All’incontro c’era il presidente Giancarlo Rafele che che ha voluto mettere in discussione una visione ancora troppo diffusa: quella semplificata della cooperazione sociale come semplice volontariato. Ma che invece è molto di più: è lavoro, organizzazione, responsabilità. È impresa che prova a cambiare un pezzo di mondo.
Sono stato in una quarta classe a parlare di cooperazione sociale. Detta così, rischia di sembrare una di quelle cose che piacciono molto agli adulti e un po’ meno ai ragazzi. Qualcosa di distante, teorico, quasi obbligato.
Invece ogni volta succede una cosa interessante: quando smetti di proporre il sociale come un recinto di anime pie e cominci a raccontarlo per quello che è davvero − problemi reali, contraddizioni, lavoro duro, responsabilità, impresa − i ragazzi ti seguono. Fanno domande. E sono loro a sorprendere me.
dice il presidente.
Superare gli stereotipi: cosa hanno visto i ragazzi
Durante l’incontro è emerso con forza un aspetto importante: il bisogno di superare gli stereotipi legati alle cooperative sociali. Gli studenti hanno riconosciuto che le cooperative sociali non sono solo luoghi di aiuto, ma realtà strutturate che creano occupazione, gestiscono servizi e rispondono a bisogni concreti del territorio.
Abbiamo parlato di organizzazione del lavoro, sostenibilità economica, responsabilità sociale e opportunità professionali. I ragazzi hanno iniziato a vedere la cooperazione sociale per quello che è: uno strumento capace di tenere insieme impresa e impatto sociale. Un cambio di prospettiva che è uno dei risultati più importanti di questi incontri, perchè favorisce una visione più consapevole del mondo del lavoro e del ruolo della cooperazione sociale nella comunità.
Progettare il cambiamento: i laboratori di gruppo
La parte più interessante, però, è arrivata durante i laboratori di gruppo. I ragazzi hanno immaginato e progettato possibili cooperative sociali partendo da problemi reali del territorio calabrese. Sono emerse criticità legate a: servizi insufficienti, infrastrutture, sanità e disoccupazione.

Ma soprattutto è emersa una cosa: la capacità di immaginare soluzioni. I ragazzi hanno smesso di osservare il problema e hanno iniziato a progettare risposte. Il lavoro di gruppo ha stimolato collaborazione, capacità progettuale e senso di responsabilità. In quel momento, la cooperazione è diventata concreta: uno strumento per costruire risposte collettive ai bisogni.
L’incontro è stato coinvolgente e interattivo. Abbiamo potuto partecipare attivamente e confrontarci. Durante il laboratorio abbiamo ideato una cooperativa sociale partendo da un problema reale. Con il mio gruppo abbiamo scelto la disoccupazione, proponendo la cooperativa immaginaria “Rete solidale”, con attività come cucina (pane e pasta fresca), ceramica e artigianato, valorizzazione e turismo.
racconta Chahid, una delle studentesse.
Cosa pensano gli studenti dei nostri incontri
Abbiamo chiesto agli studenti una riflessione sull’incontro. Ecco cosa hanno risposto:
Questo incontro è stato molto utile, perchè ha ampliato la nostra visione, rendendola più concreta e consapevole. Abbiamo potuto collegare la teoria studiata in classe con esempi reali, comprendendo meglio il funzionamento e l’impatto delle cooperative sul territorio. Il lavoro di gruppo ci ha permesso di mettere in pratica le nostre conoscenze, dimostrando che anche noi possiamo progettare soluzioni concrete, come nel caso della cooperativa immaginaria “Rete Solidale”.
Continua la seconda studentessa:
L’incontro con Kyosei ci ha lasciato una lezione importante: impresa e sociale non sono due mondi separati, ma due facce della stessa medaglia․ In una terra complessa come la nostra, la cooperazione sociale rappresenta forse la via più concreta per costruire un futuro in cui il lavoro sia sinonimo di riscatto e di tutela dei diritti dei più deboli․
Perché è importante parlare di cooperazione sociale a scuola
Facciamo questi incontri perché crediamo in una cosa semplice: l’orientamento non serve solo a scegliere un lavoro. Serve ad aiutare i ragazzi a capire che persone vogliono essere. A scegliere come stare nelle cose, nelle relazioni, nella società. Portare la cooperazione sociale nelle scuole significa riflettere:
- su cosa significa lavorare con e per gli altri
- su come si costruisce un’impresa che tiene insieme sostenibilità e impatto sociale
- su cosa vuol dire assumersi responsabilità reali
E questo i ragazzi lo comprendono solo quando lo vedono da vicino. Perché la cooperazione sociale può essere anche questo: restituire un’immagine del sociale più autentica, meno stereotipata, più vicina alla realtà.
I ragazzi non hanno bisogno di versioni semplificate del mondo. Hanno bisogno di adulti che abbiano il coraggio di raccontarlo per com’è, e di costruirlo insieme a loro. E di capire che possono farne parte.