III
EDIZIONE
- - - - - - - - - - - - 12-13
novembre 2009 -
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Oltre la retorica del "supremo interesse".
Riflessioni a 20 anni dalla Carta dei diritti dell'infanzia
Con
un po’ di retorica ci ritroviamo a dire che sono trascorsi vent’anni
da quando, il 20 novembre del 1989, l’Assemblea generale delle Nazioni
Unite ha approvato a New York il testo della Convenzione sui diritti dell’infanzia.
A voler far bene i conti, di anni ne sono passati anche trenta, poiché
prima di scriverli, i dirit-ti sono stati per circa un decennio oggetto
di dibattiti e negoziazioni tra delegazioni governative e non go-vernative,
di stesure e ristesure delle bozze, di arenamenti e ripartenze. Alla fine
però, i fanciulli del mondo ce l’hanno fatta: hanno ottenuto
la carta dei loro diritti.
Con ancora un po’ di facile retorica, potremmo chiosare che “per
troppi bambini, molti di questi diritti sono rimasti sulla carta”.
Tutti abbiamo negli occhi immagini mediatiche di bambini africani denutriti,
malati o soldati, baby prostitute nel sud est asiatico, bambini del sud
America che frugano tra montagne di rifiuti, istituti dell’est Europa
pieni di bambini senza famiglia, bambini costretti a lavorare nell’Asia
centrale, bambini scomparsi e qualche altra triste situazione di povertà,
sfruttamento, prevaricazione o indecenza.
Spostando lo sguardo dal televisore alla realtà più prossima,
possiamo osservare come il “disagio minori-le” abiti, con
le sue variegate declinazioni, anche sulle nostre strade, nelle nostre
città. Chi non ha mai vi-sto un bambino chiedere l’elemosina?
Chi non conosce un bambino in una “situazione di pregiudizio o di
rischio”? In quanti quartieri non c’è un luogo adatto
dove mandare i bambini a giocare? Quante scuole non sono attrezzate per
dare un’adeguata istruzione e formazione o, semplicemente, sicurezza?
In quante fa-miglie i bambini rimangono precocemente ed a lungo senza
i genitori, che devono attardarsi a lavoro per far quadrare i conti? In
quante altre, diventano oggetto di contesa e di rivalsa tra genitori in
conflitto per la separazione. E se ci pensiamo bene, ci è capitato
di vedere o sentire anche di bambini che a scuola non ci vanno affatto,
o che devono lavorare o che vengono coinvolti in attività criminali,
o...
Certo, la maggior parte dei bambini del nostro mondo vive una condizione
di benessere e di garanzia dei propri diritti, soprattutto se il paragone
è con coetanei di “altri mondi”. Ma può bastare
questo a rassere-narci e ad accettare le cose vadano così? Ce la
sentiremmo di guardare negli occhi uno qualunque di quei bambini infelici
e leggergli i suoi diritti, senza sentire di starlo tradendo?
Solitamente un ventennale è una ricorrenza da celebrare, ma questa
volta la coscienza non dovrebbe con-sentirci animi festosi. Dovrebbe solo
invitarci a riflettere, ad agire ed a farlo in fretta, prima di ripiombare
nella rassegnazione, o peggio, nell’assuefazione.
Forse il senso più profondo che questo anniversario può
avere è quello di risvegliare la coscienza di un mondo di adulti
ancora non del tutto capace di badare ai propri figli, ricordandoci che
del benessere fisico, morale e sociale di ogni bambino siamo tutti completamente
responsabili.
Quanto detto non intende sminuire il valore enorme della Carta dei diritti
dell’infanzia, che traccia il per-corso che ogni Stato ratificatore
deve perseguire in nome del “migliore interesse del fanciullo”.
Anzi, ne vuole rimarcare l’insostituibile merito, stimolando i governi
nazionali e locali a fare ciò che non è ancora stato fatto
ed a non fare più ciò che non deve essere fatto.
È
con questo spirito che ci siamo adoperati ad organizzare la terza edizione
dei Seminari di Studi per la “Tutela dell’infanzia e dell’adolescenza”
e con lo stesso spirito vorremmo vi aderissero le autorità, i rela-tori,
i testimonial, gli ospiti e tutti i partecipanti. Abbiamo cercato di farvi
convergere alcune tra le voci più autorevoli e significative nel
campo della tutela dei diritti dell’infanzia, dalle cui relazioni
ci aspettia-mo un contributo per riflettere su quanto in Calabria si sta
facendo e dovremo fare per i bambini ed i ragazzi. Per questo, ci attendiamo
anche la presenza ed il contributo di amministratori, insegnanti, genitori,
educatori, operatori sociali e sanitari, giuristi, che quotidianamente
si confrontano con i bambini ed i loro diritti attuati e negati.
Il seminario si articolerà in quattro sessioni,
ciascuna delle quali raggruppa uno tra i diritti fondamentali dell’infanzia
e dell’adolescenza (diritto all’ascolto, alla famiglia, alla
protezione, allo sviluppo). Ciascun diritto verrà trattato attraverso
due relazioni, di cui una ne affronta le valenze generali, mentre l’altra
ne analizza le criticità. Si
noterà che nel primo tipo di interventi si utilizza il termine
“bambini” e nell’altro “minori”. Questa
di-stinzione tende ad evidenziare come nel linguaggio si dica “fanciullo”,
“bambino” o “minore” a seconda che si parli di
una condizione rispettivamente ideale, normale o critica dell’infanzia.
L’intento è quello di non perdere nei meandri delle “carte”
il “bambino” ed il suo diritto alla “normalità”.
Un’ultima considerazione per "La Casa di Nilla" che, con
il Settore Politiche sociali della Regione Calabria, ha dato vita a questa
iniziativa. Insieme a noi altri Centri in Italia si impegnano ogni giorno
per tentare di ri-parare la frattura di fiducia tra alcuni bambini ed
il mondo degli adulti che ha maltrattato o violentato i loro diritti.
Questa è senz’altro una cosa che in Calabria si sta facendo,
ma è anche una cosa che vorremmo non dover più fare.
Giuseppe
Altomare, Dirigente Settore Politiche Sociali della Regione Calabria
Giancarlo Rafele, Presidente Kyosei cooperativa sociale
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